mercoledì 4 luglio 2012

Caronte e gli alieni

... ovvero come trovare mille scuse ed ostacoli immaginari per non riuscire a studiare.

Sono 4 giorni che giro per casa in tenuta da spiaggia nella speranza di affrontare di petto (ehm... ) 'sto stronzo di Caronte che è venuto a rompere proprio in piena sessione estiva, ma né il bikini, né il ventilatore puntato perennemente in faccia, né i litri di acqua in frigo e nemmeno il gelato con i brownies riescono a salvarmi.
Appena tento di poggiare il culo sulla sedia per studiare mi viene l'irrefrenabile impulso di fare qualunque cosa pur di non stare lì, a fissare il libro o gli appunti di Meccanica. Quasi capisco Sara Tommasi quando dice che ad ordinargli la svolta porno della sua carriera sono stati gli alieni. I suo sono burloni, ed invece i miei sono ignoranti e molto molto cattivi. Ma tant'è, anche volendo fare a cambio, io non c'ho il fisico per il porno. E quindi i miei alieni si divertono a farmi girare a vuoto in casa, tra il bagno, il divano e il frigorifero, mentre tento di raccapezzarmi con linee elastiche e travi iperstatiche, e non c'è niente ma proprio niente da fare.
E ovviamente il caldo non aiuta. Il grado di concentrazione al di sopra dei 35° cala in maniera repentina, e quindi mi trovo a studiare di notte, combattendo il caldo con l'umidità che si respira nel terrazzo del 7° piano. E lo stesso farò stanotte, la famosa notte prima degli esami anche se non c'è Venditti a cantare, o quel figo di Vaporidis ad inginocchiarsi sui sampietrini per solidarietà amicale (si beh, non ci sono i selci sotto casa mia, e soprattutto perché Vaporidis dovrebbe inginocchiarsi qua sotto?). Si preannuncia quindi, come ormai mi sono abituata a fare, una notte in bianco, a cercare di rimettere ordine nelle idee (come sempre poche e molto confuse) per l'orale di domani, sperando di scucire almeno un 18, da tanto è il casino che ho in testa.

O magari mi prendono gli alieni, e mi portano su una spiaggia alle Fiji, chissà.


domenica 1 luglio 2012

4 mesi, un semestre e un compleanno

Scrivo oggi, quando sono passati 4 mesi, appunto dal mio ultimo post.
E oggi faccio 34 anni.

A chi mi ha chiesto, in tutto questo tempo, come mai non aggiornassi più il blog (e devo dire con stupore che sono stati parecchi), ho sempre risposto che me ne mancava il tempo; in parte è vero, ma in parte non l'ho più fatto perché ho smesso di pensare che la mia fosse una sorta di avventura straordinaria. 
Oggi invece mi sento più "anacronistica" che mai.
Non so come spiegarlo, ma è come se avessi due vite. Il che è perfettamente normale, se penso che ho una casa (e l'IMU da pagare) e un marito in Sardegna, e un lavoro che mi porta in giro per l'Italia, ed invece io mi ostino a vivere a Roma, studio, preparo esami, esco e mi circondo di ventenni esattamente come se io fossi una di loro.
Ma non lo sono. Faccio i conti con il fatto che sto percorrendo una strada impervia, fatta di sacrifici chiesti a persone che avrebbero solo bisogno che io smettessi di sognare, e tornassi coi piedi nella realtà.
Faccio i conti, stanotte, che oggi non avrò mio marito ad abbracciarmi, e a farmi gli auguri nel suo modo tenero e stralunato, come mi ha abituato da 16 anni a questa parte, e non ci sarà mia mamma a preparami la stessa torta per la 34esima volta.
Ma soprattutto, come negli ultimi due anni, mancherà mio padre, l'uomo per cui faccio tutto questo. E' la sua la mancanza più acuta, e restano solo vecchie foto e il ricordo sfumato della sua voce. Che però a chiare lettere, sempre, chiede questa laurea che ora sembra talmente vicina da poterla quasi toccare.

E quindi oggi, rieccomi nella capitale, dopo un mese di lavoro su e giù per l'Italia per cercare di non dimenticare chi sono e il lavoro che faccio, a soffrire per un caldo infernale e cercare la concentrazione per preparare gli esami di questo semestre.
Sembrava più semplice e tranquillo del precedente, 4 mesi fa quando ho scritto qui l'ultima volta, ed invece si è rivelato molto, molto complicato. Avere a che fare con una professoressa super impegnata in mille progetti e con un corso, quello di Costruzioni, per niente facile, ha imposto dei ritmi altissimi, che non sempre sono riuscita a conciliare, soprattutto con il mio lavoro, che per quanto abbia voluto mettere un po' in disparte, mi ha preso abbastanza tempo. C'è da dire poi che la bassa frequenza delle ultime revisioni e la mole del materiale da produrre per l'esame sono due ostacoli abbastanza difficili da superare, e tali da avermi fatto pensare più di una volta di desistere. Ma non lo farò (maledetta testa dura!) e cercherò di passare anche questo, a fine sessione. Prima però mi aspetta l'esame di Meccanica delle Strutture: fortunatamente ho passato lo scritto con gli esoneri ottenendo un ottimo punteggio di partenza, e ora, venerdì prossimo darò l'orale.
E questa volta, nessun ripensamento per nessun voto. Nessun rifiuto, lo prometto.
Ma l'esperienza migliore del semestre, come avevo previsto, è stata quella a studio da Sandro, un professionista tutto d'un pezzo, creativo ai limiti della genialità, ed estremamente disponibile ad insegnare pure alle teste dure come me. Una esperienza che, dopo anche questa infernale sessione d'esame, spero di poter continuare.

Per cui mi rimbocco le maniche, gomiti ben poggiati al tavolo, culo sulla sedia e occhi sui libri (e sul CAD!)

Voglio però spendere un altro paio di minuti per fare dei ringraziamenti, intanto... giusto perché ai compleanni viene sempre voglia di fare dei bilanci...
innanzitutto a mia mamma, mia nonna e a mio marito, senza i quali tutto questo non sarebbe possibile, e a Luca (il Turgatto) amico di una vita, che è l'unico capace di rimettermi al mondo con un solo, semplice sorriso quando tutto sembra nero pece. A Betta e Giorgio, che festeggeranno con me queste 34 candeline, nel (vano) tentativo di non farmi notare la differenza tra me e loro, e portandomi gli appunti di meccanica (a Giò un grazie doppio per avermi "salvato il culo" all'ultimo esonero). Ai colleghi Gù, Ilaria e Federica per il supporto indispensabile, sempre per Meccanica, e a Giordano e Lorenzo, miei fedeli compagni di strada per Costruzioni (e scusate se spesso sono stata una palla al piede). All'architetto Sancineto per quello che fin qui ho imparato e per quello che ancora avrà voglia di insegnarmi. A tutti i colleghi del Cantiere Navale, con la splendida Martina a capofila, che da un mese non riesco più a frequentare a causa del mio lavoro e dove spero di poter recuperare, nonostante il lavoro. E grazie ai "miei" sposini Andrea e Alessia, che mi fanno capire che in fondo fare la wedding designer non è poi così male, e che posso sempre continuare a farlo anche se diventerò un architetto.

E come sempre, grazie a mio papà.


domenica 4 marzo 2012

Considerazioni da primo semestre

A settembre, quando ho fatto il test d'ammissione, tutto quello che c'è stato in questi sei mesi, sembrava lontano ed etereo. Ed invece eccomi qui a tirare le somme di un primo semestre tutto sommato molto soddisfacente.
A numeri, ho dato 3 esami con un 30 in Fisica Tecnica, un 25 in Urbanistica e, ultimo, un 27 in Progettazione. All'inizio della sessione speravo di darne anche un quarto, ma alla fine ci ho rinunciato, perché probabilmente il mio fisico "da vecchietta" non avrebbe retto. Già così le notti in bianco sono state parecchie, figuriamoci con un altro esame da preparare. Però nella scelta di cosa lasciare a giugno ho pensato che fosse meglio lasciare l'esame con gli esoneri passati, perché così le cose da fare sarebbero state meno. E quindi Geometria Descrittiva passa alla sessione estiva.

Comunque, mentre dei primi due esami sapete tutto, del terzo, il cui esito è arrivato ieri (ma non avevo voglia di scrivere... troppo sonno arretrato, perdonatemi) non vi ho ancora detto nulla.
Innanzitutto il 27 è voto equo, e ci tengo a sottolinearlo. E' vero che è l'esame dove mi sono impegnata di più, dove ho perso notti a cercare di cavarne piede, non solo in vista dell'esame, ma anche durante le lezioni, ma mi rendo perfettamente conto che "la perfezione" del 30 era ancora molto molto lontana.
Autocad è ancora una selva oscura, e il sonno ha fatto si che mi dimenticassi completamente dei profili dei lucernari nella sezione della galleria centrale. O meglio, sezionato uno, gli altri erano diventati improvvisamente invisibili. Una svista terribile, e sufficientemente IDIOTA, direi. E quindi mi sono giocata il votone, ma pazienza.
Quello che resta, di questo esame che di sicuro è stato il più entusiasmante, è l'aver imparato che non bastano le idee, ci vogliono metodo e rigore (per dirla alla Sancineto), ma che comunque la strada migliore è quella di seguire le proprie convinzioni. Ho imparato che ad ogni problema c'è una soluzione, e che non c'è internet che tenga: riviste e libri in architettura sono strumenti fondamentali. E c'è sempre, per fortuna, chi ha risolto quel problema prima di te.
Per dirla tutta, e vi prego di non prendermi per scema, oggi, mentre non facevo niente, immersa nell'ozio pre secondo semestre, ho riaperto il CAD e mi sono messa a correggere le tavole dell'esame. Ho resistito un'ora prima di fermarmi e di ridermi addosso. Avrei voglia di continuare a lavorarci su questo asilo, nonostante le nottate insonni passate, voglia di migliorarne il progetto, di rifare il plastico (che onestamente fa schifo), di ridisegnare le tavole..... anche di ridare l'esame, ma tra due giorni ricominciano le lezioni, con nuovi corsi e nuovi progetti da fare. Che spero siano altrettanto formativi.
E poi resta l'onore di aver conosciuto persone come Davide, dalla gentilezza pressoché infinita, e l'Architetto Sancineto, professionista dal talento indiscutibile, e con grandi doti comunicative.  Che spero non si sia mai sentito offeso o sminuito dal mio esuberante dargli del tu, e dal mio temperamento, ammetto, sui generis. 
A fine corso, quando tutti se ne stavano per andare, gli ho chiesto se potevo andare ad imparare a studio da lui. Sono riuscita a strappargli un si, probabilmente per esasperazione. E questo, per me, vale più di un 30. D'altronde, il mio secondo nome è perseveranza, altresì detta fracassamento di maroni.



sabato 3 marzo 2012

I vecchi amici

Questo post non c'entra niente con l'università. O meglio, potrebbe anche c'entrare se consideriamo che gli amici, se abbiamo bisogno, ci sono sempre.

Sorridere quando vedi una persona dopo 25 anni. Individuare il volto nella folla di Piazza di Spagna non è stato difficile, perché viviamo nell'era di Facebook, dove le persone crescono in parallelo, e puoi sempre vedere quanto infierisce il tempo sulla faccia della tua compagna di classe del liceo; ma riconoscersi, riconoscere il sorriso del bimbo biondo con cui hai fatto l'asilo, in un uomo affascinante che ti disarma con un sorriso aperto e sincero, ecco, questo è difficile. Questo è raro. E chiacchierare per un'ora,  scoprirmi felice per la sua meravigliosa vita piena di successi, e capire che il valore delle persone è una cosa che sai che c'è anche quando si è piccoli. E dimenticarsi di immortalare almeno con il cellulare questo momento amarcord!

Avere voglia di biscotti fatti in casa, e trovare l'amica pronta a dirti che i biscotti si fanno la settimana prossima, la stessa amica che con te ha perso giorni per aiutarti per un esame, che ti insegna i trucchi per sopravvivere nel mondo infernale di Autocad, che ti salva le stampe in extremis, un'ora prima della consegna definitiva. Metà del voto è suo.

Ricevere un sms che ti chiede come è andato l'esame. Lo sai benissimo che non è solo un "come è andato l'esame" ma che dietro ci sta tutto lo stupore e la stima di chi, pur perplesso e titubante, non ti ha mai tolto l'appoggio e l'affetto, e che ora è felice per te. Che organizza le serate karaoke con terrificante musica revival e neomelodica perché arrivi, e ha voglia di passare tempo con te. Un amico che l'hai sempre saputo che è un amico, pure quando nemmeno lui lo sapeva.



E poi c'è un amico, colui che hai scelto per la vita. Un amico davvero speciale, bello, affidabile, onesto perfetto anche con i suoi mille difetti. Un amico che amo, e che per lo stesso amore mi lascia libera di essere qui, in un'altra città, ad inseguire un sogno strampalato. E che mi manca tantissimo.

lunedì 27 febbraio 2012

Gli incidenti di percorso e i mantra

E anche il secondo esame è verbalizzato sullo statino. Un 25. E siccome ho speso 27 euro di stampe, non c'è nemmeno una perequazione. Che delusione.

L'esame di Urbanistica di stamattina è stato una delusione totale. Ci ho messo un sacco per fare il lavoro della parte applicativa, uno studio enorme sui tessuti urbani di Cagliari, fatto in accordo con il professore del laboratorio, 50 pagine di lavoro più 4 tavole in A2 (e 27 euro...), e il giorno dell'esame il professore del laboratorio non c'è. O meglio, se ne va dopo i primi 5, alla fine dell'esame di quello subito prima di me. E lì, come dire, dovevo capire che la sfiga era dietro l'angolo.
Ma io ero comunque tranquilla, perché ero convinta di aver fatto un buon lavoro, e comunque tutta la parte teorica, sia storica che applicativa, l'avevo studiata.
Da quel momento in poi, gli esami li avrebbe fatti l'anziano docente titolare del corso, quello che di solito tiene le lezioni teoriche a laboratori riuniti, e che è impossibile che a lezione ti veda in mezzo ad una folla, per capire che faccia hai.
Vabbé, mi siedo, e mi chiede dell'esecitazione: come è impostata, cosa ho fatto, che conclusioni ne ho tratto, un po' di notizie storiche della città e sue evoluzioni... 40 minuti di chiacchierata ininterrotta sul territorio cagliaritano. Qua e là qualche riflessione generica su aspetti tipo la densità dei tessuti urbani o sulla riqualificazione ambientale. Quando l'assistente del professore del laboratorio stava per farmi una domanda, il professore chiude l'esame facendomi alzare. Al che, ho pensato, vuol dire che è andato bene.

Attesa di mezz'ora, mentre interroga altri malcapitati come me. Poi mi fa: 25. E io, che proprio non me l'aspettavo, gli chiedo una spiegazione. Risposta: dovevi studiare di più, ma tanto è inutile, prenditi il 25 e considera che hai un esame in meno da dare. E inizia a compilare verbale e statino.

Non è tanto per il 25, che poi non so nemmeno se è così pessimo, è per la risposta stupida e ottusa alla mia richiesta di spiegazione, per come la vedo io, una totale mancanza di rispetto (cosa vuol dire è inutile? sono percaso stupida? e poi... un esame in meno da dare.... ma sarò io a dover decidere se mi va bene o meno!!!)
E, ovvio, con una risposta del genere, non puoi nemmeno provare a rifiutare: capace che la volta dopo ti metta ancora meno.

Forse non andava bene qualcosa sull'esercitazione o nell'esposizione? bastava forse fare domande, INTERROGARE, e non lasciar parlare a braccio, se poi le cose che si volevano sentire erano altre.
Forse era scocciato che quelli prima di me, alle sue domande non hanno risposto, e quindi ha pensato che era inutile farle, dando per scontato che la sua parte di programma nessuno di noi la conoscesse. 
Però l'elaborato dell'esercitazione lo ha tenuto, con la scusa di farlo vedere al professore del laboratorio.
O forse mi ha visto grande rispetto ai colleghi e ha pensato che stavo lì a regalare soldi alla facoltà da chissà quanti anni.

E così, nonostante la rabbia, ho il secondo esame sullo statino. Ogni tanto mi cade lo sguardo sul voto e mi ricominciano a girare le balle, ma poi penso che persone del genere, anche se in qualche modo sferzano colpi bassi all'autostima altrui, sono solo "incidenti di percorso" su una strada che io so essere quella giusta. Non mi interessa l'opinione degli altri, nemmeno se di un anziano professore. Se pensa che io sia una "scaldabanchi" (perché non legge questo blog ^_^ ), non me ne faccio un problema.

D'altronde, come dice Manu, non è che se camminando acciacchi una cacca, ti fermi e torni indietro. Continui a camminare al massimo strofinando la suola sull'erba. Fermarsi e tornare indietro sarebbe un'errore, perché la merda resta sempre là. Meglio farsene una ragione e tirare dritto per la propria strada.



E poi comunque il mio mantra è LA LAURA IL PRIMA POSSIBILE LA LAUREA IL PRIMA POSSIBILE LA LAURA IL PRIMA POSSIBILE LA LAUREA IL PRIMA POSSIBILE....... quindi animo! e sotto con le tavole di Progettazione.

PS
Qualcuno ha detto che "per ogni 25 rifiutato, c'è un 25 appioppato". Appena ribecco 'sto "nostradamus de noaltri", lo rivolto a pappine.

PPS
Sarà stato mica il sogno di stanotte, dove davo l'esame con un sostituto del mio professore e prendevo 25 (perché mica si possono rifiutare due 25 di seguito...) a portare sfiga???

mercoledì 22 febbraio 2012

Cose che fai anche se avevi promesso di non farle mai

.... tipo rifiutare un voto.

Ieri ho dato l'esame di Progettazione. Quello dell'asilo, per intenderci. Quello che tanto mi ha fatto preoccupare all'inizio del semestre, le mie notti insonni, la mia psicologia spiccia, il mio scarso allenamento a comporre (e la ruggine di 10 anni senza progettare, se si esclude casa mia e la cuccia dei gatti), la mia incapacità di lasciar trasparire dal progetto la mia personalità.

Insomma, alla fine questo asilo è venuto fuori, mi piace, e sono orgogliosa che sia un progetto originale, una cosa diversa rispetto a quelle dei colleghi, e che infondo è coerente con quello che volevo esprimere: la coesistenza armonica tra regola e trasgressione. Che per la psicologia spiccia è esattamente quello che sono io (o che credo di essere ^_^ )
Ho fatto quattro giorni di "chiusa", da sabato, e per due notti non ho nemmeno dormito, ma alla fine volevo dare quest'esame al primo appello, per due ragioni: la prima, che volevo "levarmelo dai piedi" il prima possibile, e lasciare l'ultima settimana per preparare urbanistica, e la seconda, perché se qualcosa fosse andato storto, avevo il secondo appello a disposizione, senza dover rimandare a giugno.
E allora, dopo una nottata sveglia a finire le tavole, con Autocad che si bloccava ogni mezz'ora (e conseguente ripasso di tutte le parolacce censite nella lingua italiana), a litigare con gli spessori delle penne, a sistemare le ultime cose che non andavano, e poi, alle cinque del mattino, iniziare a fare il plastico... alla fine, quando era già alba da un pezzo, drogata di caffè, sono andata in facoltà a dare questo benedetto esame. Che più che ad un esame di progettazione, mi sembrava di stare davanti al tribunale dell'inquisizione aspettando di sapere di che morte si deve morire. Anzi, nemmeno davanti, perché l'esame consiste nel consegnare gli elaborati e uscire dalla stanza, in attesa di essere richiamati per il verdetto finale. Così, dice il prof., impariamo a far parlare i progetti, impariamo che i buoni progetti devono sapersi raccontare da soli, senza bisogno delle spiegazioni del progettista.
- cosa che comunque ha una certa logica, e mi trova d'accordo, se non altro perché si evita l'effetto stridente che hanno le parole quando si cerca di dare una spiegazione pseudologica alle cazzate-

In ogni caso, sono arrivata in aula -ovviamente in ritardo- ho poggiato i  miei disegni sui tavoli, ho messo in bella mostra il plastico, e me ne sono uscita a farmi un cappuccino con doppio caffè, nell'attesa del risultato dell'esame.
Il prof e il suo fidato entourage si son presi un'ora buona per visionare, analizzare  giudicare i quattro progetti che c'erano... quando ci hanno richiamati in aula ho subito riguardato le mie tavole, e tra me e me ho pensato "ammazza quanto sono brutte!" e quindi, quando il professore ha detto che c'erano degli errori e che quindi non poteva darmi più di 25, io non mi sono minimamente scomposta: me lo aspettavo, anzi, mi aspettavo peggio. E quando mi ha detto che per lui potevo non prendermi quel voto, ma sistemare le cose e tornare al secondo appello, gli ho detto subito che il 25 non lo avrei accettato.

E pazienza se quando ho deciso di riprendere a studiare avevo promesso a me stessa e a tutti che, in onore del tempo breve che mi sono concessa per la laurea, non avrei mai rifiutato nessun voto.

Le parole dell'architetto Sancineto sono state fondamentali. Il progetto vale molto di più del 25 preso, e vale la pena sistemare le cose poche cose sbagliate o imprecise, per prendere un voto migliore.

okay... si vede un sacco che è fatto di notte.... lo devo rifare, secondo voi?


Anche se ciò vuol dire perdere altre notti di sonno per cercare di dare comunque Urbanistica, e fare tutte le cose in modo preciso e meticoloso per non lasciare che il professore possa appigliarsi a delle sbavature, e non darmi il voto che sento di meritare, e che mi hanno fatto capire che merito.

E quindi continuerò ancora per una settimana a "rompere le scatole" a Davide, l'assistente più giovane, che si merita non solo tutti i caffè promessi, ma pure la cena, per tutta la disponibilità, la gentilezza e la pazienza che ha, non solo con me, ma anche con tutti gli altri colleghi.
Romperò le scatole anche a Manuela, architetto fabbricatrice di orecchini portafortuna, che mi aiuterà con Autocad e i maledetti pennini, e a mio marito, che ormai non mi sente parlare d'altro da settimane.
Volevo rompere le scatole anche all'architetto Sancineto, mandandogli i disegni via mail, per avere un'opinione prima della stampa finale, ma (per sua fortuna) questa settimana è dall'altra parte del pianeta per lavoro, e non avrà tempo di leggere le mail.

E menomale che non ho promesso mai a nessuno di non rompere le scatole.

sabato 18 febbraio 2012

Il primo esame

E finalmente è arrivato.
Non come avevo preventivato (non sono mai stata troppo brava ad organizzarmi) e non quello che volevo dare per primo, ma è arrivato.

IL PRIMO ESAME, l'esame di Fisica Tecnica.

E credetemi, dare il primo esame di una avventura un po' "sui generis" come la mia, di venerdì 17, non è che mettesse tutta questa tranquillità addosso. Sapete com'è, non è vero ma ci credo. In più, mica c'ho pensato... e ho messo un maglione viola. Addio riti scaramantici, o forse il mio inconscio mi ha suggerito di stuzzicare la fortuna deridendola, un po' come i maccheroni che provocano l'Albertone nazionale.
Però gli orecchini di Manu, quelli si, erano un amuleto.

Certo, ci sarebbe da considerare che la fortuna c'entra poco in un esame universitario, e che forse la preparazione è la cosa che conta di più, ma ogni vero studente sa che la componente "lato B" è quella cosa che fa di una preparazione normale un esame eccellente, o un "è meglio se ritorna al prossimo appello". E più di tutti la fortuna è quella cosa che fa si che se la notte prima vai a dormire (alle 4) dimenticandoti di mettere la sveglia, alle sette uno sconosciuto fa suonare il tuo cellulare sbagliando numero, salvandoti provvidenzialmente dal "lisciare" l'appello. Ed è anche quella cosa che fa si che il mio alimentatore faccia accendere il computer del mio collega che sembrava defunto.
E' sempre quella cosa che fa si che il marito sia sveglio alle due del mattino e il tuo AutoCAD non me vuole sapere di aprire il file del collega, quando serve assolutamente estrarne il pdf, mentre il suo lo fa in un lampo, in diretta Skype, e che ci si accorga che le tavole d'esame sono stampate male (maledetti layer congelati), e non si leggono le tabelle, quando sei già in aula, ma hai il tempo di andare a farle ristampare.
La fortuna è quella cosa che fa si che ti trovi tra i primi della lista per l'esame, messa da non si sa chi, quando se ti fossi iscritta da sola (all'ora che sei arrivata in facoltà, dopo il traffico infernale sulla Colombo, e le stampe... quindi tardi, molto tardi) saresti stata praticamente ancora lì, tu, i tuoi colleghi, il prof. e la cena. E' quella cosa che fa si che il verbale dell'esame col tuo nome si scovi dopo affannose ricerche in segreteria, permettendoti di registrare l'esame, ed è quello che ti permette di riuscire anche fare anche l'ultima revisione per l'esame successivo.

Ed è anche, forse, quella cosa che ti fa prendere il primo 30 della nuova avventura.



PS
per Gabri: SABOTATOOOOOORIIIIIII!!!!!!!!!! :)))))

PPS
Poco fa ho saputo che mentre io davo il mio primo esame, un amico dava l'ultimo prima della Laurea. A volte le coincidenze portano fortuna, in barba al venerdì 17

mercoledì 1 febbraio 2012

I 30 anni e il panico da esame

.... che non c'è. Almeno per ora, quando mancano 13 giorni al primo (che può essere sia Geometria Descrittiva che Urbanistica, dato che per entrambi gli appelli sono il 13 e il 27, e io mi sono prenotata a tutti e due).

Oggi, studiando a casa di un collega per l'esame di Fisica Tecnica, è uscito l'argomento "panico da esame" e  mi è stato fatto notare che io sembro serena e pacifica mentre tutti gli altri tremano e si gonfiano d'ansia già da un po'.
A scatenare l'argomento è stata una scenetta degna del miglior Fantozzi d'annata: il fratello del mio collega, sbadatamente (ed evidentemente non facendolo apposta) scollega dalla rete elettrica il pc dove un altro collega stava lavorando tutta la mattina, e ovviamente non era venuto in mente a nessuno di "salvare"... risultato, tutto da rifare. Seguono scene di isteria e urla, e insulti da far rabbrividire (e sbellicare dalle risate).

E mentre a qualcuno iniziava quasi a scendere una lacrima, io tranquilla dico che infondo sono cose che capitano, e che non è il caso di farne un dramma. Mi hanno guardato come se fossi un'aliena, e mi hanno chiesto come facessi a stare calma e serafica nonostante lo stress e i quattro esami da dare in meno di un mese.
Per rispondere mi ci è voluto un po', ma credo che il "trucco" (se così si può chiamare) sia quello di pensare che studiare è un piacere, e che infondo i problemi della vita sono altri. Verrebbe da dirvi le bollette i casini sul lavoro perdere un genitore, ma a parte queste catastrofi, in genere, credo che non si debba cadere nella trappola dell'ansia per qualcosa che fondamentalmente si è scelto di fare.

Io ho scelto, e difeso con le unghie e con i denti, questo mio ritorno all'università, che mi voglio godere fino all'ultimo secondo, per cui vivrò l'adrenalina -che c'è, non lo nego- per gli esami, come un regalo, una sorta di "droga naturale" che lascia, ad oggi, solo buone sensazioni. Quando i ragazzi con cui studio mi chiedo se andrei in Erasmus, come se fosse un'esperienza imperdibile, io rispondo che sono già in Erasmus, e per di più per un anno e mezzo. E come ogni studente dovrebbe fare, nell'esperienza più esaltante della vita universitaria, non ci penso nemmeno un secondo a farmi rovinare questi "momenti di trascurabile felicità" dal panico pre-esami. Resto serena.

Almeno per ora.


E nel frattempo, per non farmi mancare niente, cambio pure casa. Domani, neve permettendo.
Quindi ne approfitto per ringraziare i miei coinquini Isaac e Valentina, sperando di non perderli di vista, perché è stato davvero un piacere vivere con loro.

venerdì 27 gennaio 2012

Mezzo scalino dei quattro da salire

Stamattina c'era sciopero dei mezzi pubblici. E siccome io sono a piedi, non sono potuta andare in facoltà a ritirarmi i risultati dell'ultimo esonero di Geometria Descrittiva. Ma la tecnologia (che ai tempi delle mie prime esperienze universitarie non c'era) aiuta gli studenti, e quindi ecco che i risultati sono prontamente on-line sul sito del docente.
Sapevo che l'ultimo esonero (quello generale) non era andato bene, sono andata nel pallone e non mi tornavano delle fughe della prospettiva. Avevo perso troppo tempo per sistemare alcuni aspetti della tavola da consegnare, che poi erano futili, non accorgendomi che ero rimasta sostanzialmente senza tempo per fare una prospettiva decente, che quindi ho realizzato quasi "a schizzo". E comprensibilmente ho preso un votaccio, rispetto agli esoneri precedenti.

Ma nonostante questo, alla fine, sono risultata ESONERATA. In sostanza vuol dire che per avere il voto sul libretto devo solo consegnare le tavole definitive sull'edificio assegnato, e farmi convalidare il voto che lui ha pensato. Che ad oggi, qualunque esso sia, VA BENE.
Il mio obiettivo è la laurea, la media non mi interessa moltissimo, e di sicuro non intendo rifiutare niente.
So che non è un bel discorso da fare, soprattutto per chi, come me, decide di fare l'università mosso da motivazioni diverse dall'avere un pezzo di carta per il futuro, ma la fretta di finire, e sostanzialmente di tornare a casa è molta, e quindi le scale si guardano solo in un senso, e non si torna indietro.
E' una riflessione che faccio, sostanzialmente, solo oggi. Con mio marito (finalmente) qui a Roma con me. Con lui qui mi sono resa conto che la mia vita prima della "follia universitaria" mi manca. E quindi, anche se non voglio rinunciare a questa esperienza, non posso perdere tempo.

A proposito dell'incursione romana di mio marito, ieri l'ho presentato ad alcuni colleghi. Ci tenevo che lui li conoscesse, perché capisse cos'è la mia vita qui, e le persone che ci girano intorno, e allo stesso tempo mi faceva piacere che i miei colleghi lo conoscessero. E nonostante l'imbarazzo iniziale (da parte di tutti), alla fine è stata una bellissima serata, a cominciare dal tiramisù di POMPI (locale romano specializzato e rinomato), per poi finire a mangiare i carciofi alla giudìa da "Giggetto al Portico d'Ottavia": una vera esperienza di vita: mai cibo fu più appagante, lo dico davvero. (certo... che pure le puntarelle, non scherzavano)







E passeggiando tra una chiacchiera e l'altra in giro per una Roma mai fredda nonostante fossimo quasi sotto zero, ho rotto un tacco nei sampietrini. Delle scarpe nuove appena regalate da mio marito.

martedì 24 gennaio 2012

ripigliamoci...

Da troppo, troppissimo tempo non scrivo per il blog e per i miei (pochi ma buoni) affezionati seguaci, ma dopo aver visto che  il mio blog figura tra i risultati ricerca di Google se si digita "devo studiare ma non ne ho voglia", devo assolutamente scrivere qualcosa per rintracciare quel GENIO che ha digitato la frase nel motore di ricerca.
Lui sarà il mio idolo. Più di Wright, più di Le Corbusier, più pure del Palladio, o di Ictino. L'uomo del secolo! .... o perlomeno l'uomo di questa sessione d'esami.

Si, perché le lezioni sono quasi finite (rimane lo "zoccolo duro" di Geometria Descrittiva che ho imparato lentamente a detestare), e si avvicina a grandi passi la prima fatidica sessione d'esame.
DEVO STUDIARE MA NON NE HO VOGLIA.

Beh, non è proprio così... diciamo che per la teoria sono quasi a posto, e non mi pesa, sono perlopiù cose interessanti e, per esempio, il docente di Urbanistica ci ha dato uno stralcio di ipotesi di domande d'esame, agevolandoci lo studio (per cui non sarà mai ringraziato abbastanza), ma è delle innumerevoli esercitazioni, dei progetti su Autocad, o delle tavole 50x70 a mano libera che non ho voglia.
La scrivania è piccola (scusa n.1), ho freddo (scusa n.2) e non ho tempo (scusa n.3), ho Autocad in inglese (scusa n.4) e così via.... passando per la scusa delle scuse: ho l'influenza.
Non ho ben capito se l'influenza mi viene adesso perché non sono incasinata abbastanza, o se mi sto incasinando perché ho l'influenza (tra l'altro per la seconda volta nella stagione), fatto sta che domani ho l'ennesima revisione di Progettazione, e ancora non ci ho capito granché.
Il mio asilo prende forma, e adesso mi piace molto più di prima, ma ancora non è (né per me né per il docente) ad un livello da potermi dire soddisfatta. In più ho cominciato -più che altro perché costretta- a fare revisione con il professore-capo, e non più con l'assistente (ah, però quanto mi manca!) e quindi la cosa è di nuovo tornata nei regimi di pragmaticità che si conviene ad un progetto architettonico. Peccato, perché il risvolto psicologico del work-in-progress mi attirava un sacco... magari domani, dopo aver revisionato con capo, mi avvicino e gli chiedo un'opinione, così, giusto per. Anche se so che ci saranno i "colleghimoltogiovani" che mi prenderanno in giro, come ormai prassi.

E a proposito di colleghimoltogiovani non vi più ho detto niente della gitarella lagunare... beh, ho riso talmente tanto che ancora adesso, al ricordo, mi fanno male le guance e gli addominali -o quel che ne resta. Avete presente la famosa leggenda che narra dei condannati a morte nella Venezia Serenissima, che se riuscivano a passare radenti alla quarta colonna del Palazzo Ducale senza cadere (di schiena e con le mani legate) avrebbero avuta salva la vita? ecco, siccome i due sono peggio di San Tommaso, si sono voluti cimentare.
Sono stati giorni bellissimi, intensi anche se freddissimi, e non ringrazierò mai abbastanza i miei compagni di viaggio Betta e Giorgio per essersi lasciati conoscere in modo così speciale.

E, sempre a proposito di conoscere, vi ricordate? Goldrake meets Pokemon!
un vigile, 4 architetti e una palla di pelo :)
Ora torno a studiare, nonostante l'ora tarda. Domani sarà un grande giorno: per la prima volta da quando sono qui viene il mio maritino a trovarmi!!! quindi mi devo portare avanti con le cose da fare, se voglio dedicargli il tempo che merita. E chissà che Roma gli piaccia... ;)

lunedì 5 dicembre 2011

Il punto della situazione, e altri viaggi.

E' iniziato il terzo mese di lezioni... praticamente l'ultimo, se consideriamo che le lezioni finiscono il 16 dicembre e riprendono solo dal 9 al 20 gennaio.
Lo sprint finale.

E io sto già uscendo di testa, almeno un po'.

Facendo il punto, la situazione è questa:
Geometria Descrittiva è la materia che di fatto mi preoccupa di meno, ho fatto due esoneri e sono andati entrambi bene (anche se se sull'ultimo mi ha scritto in grande DISEGNA MEGLIO!!!) gli argomenti mi sono chiari, e non ho nessuna difficoltà, almeno così mi pare. E' solo un po' complicato non addormentarsi in pieno abbiocco post-pranzo il lunedì alle due.
Fisica Tecnica la sto seguendo poco, a dire il vero, perché ha in concomitanza proprio Geometria, e quindi mi trovo a dover fare una scelta, ma il docente è uno tranquillo, lo sa e mi ha lasciato libera. Ho comprato proprio oggi i libri di testo, e ad occhio sono cose che avevo già visto in passato, per cui mi sento sufficientemente serena. Poi vedremo se sarà così per l'esame.
Urbanistica invece mi sa che sarà un casino, mi sono intrippata in un lavoro solitario abbastanza grosso (quando ancora non avevo conosciuto i colleghi per fare gruppo) per di più su Cagliari, perché Roma non la conosco, e quindi mi trovo adesso a dover mettere mano al piano regolatore del capoluogo sardo, in un'area ben più vasta di quella degli altri gruppi, e in sostanza mi sono infognata. Dopo la questione del rilevamento delle strade non sono riuscita a fare revisione come si deve, e ora devo letteralmente correre ai ripari.
Progettazione resta il mio cruccio più grosso. Mi rendo conto che ho perso la mano, e che ancora non ho un mio "stile" (mentre alcuni colleghi hanno già definito una loro peculiarità, beati loro!). Mi piacciono le linee pulite, ma ad essere troppo lineari e razionalisti, in realtà tradisco la mia personalità, e pare che questa cosa dall'esterno si noti un sacco. Quindi oltre a progettare questo benedetto asilo, devo, volente o nolente, in contemporanea fare un lavoro su me stessa. E questa è la cosa più difficile.

D'altro canto, mi pare di stare anche troppo bene, qui. I colleghi con cui sto lavorando e con cui esco sono persone bellissime. Oggi ho fatto un giro per Testaccio con un collega conosciuto fresco fresco venerdì, ed è stata una piacevole sorpresa di un'ora. Macchina d'epoca, e pizza con alici e fiori di zucca (più romano di così credo sia impossibile). Questi ventenni sono un portento: pieni di vitalità, pieni di pensieri profondi, io a vent'anni ero molto più arida e disillusa, a ripensarci. A dirla tutta assomiglio a loro più adesso che tredici anni fa. Sarà per quello che ci vado d'accordo.

In tutto questo, approfittando del "ponte" dell'immacolata, mi regalo Venezia per quattro giorni.
E regalo la mia bellissima città anche a due ColleghiMoltoGiovani, che verranno con me, e che la vedranno per la prima volta. Sono emozionata e terrorizzata nello stesso tempo, per questa esperienza. A parte che farò loro da guida (anche se hanno "Venezia è un pesce" di Tiziano Scarpa tra le mani, per cui vado sul sicuro), quello che mi spaventa è questo incontro tra il mio passato e il mio futuro: a Venezia ho i miei amici di infanzia, che mi accolgono sempre a braccia aperte; questa volta saluteranno anche i miei amici di ora, quelli con cui spero di condividere ancora un anno e mezzo di università. E ovviamente il salto generazionale è evidentissimo. Sarà un incontro esplosivo, nel quale io spero di essere all'altezza.

Per dirla alla Luca, Goldrake incontra i Pokemon. Non vedo l'ora.


mercoledì 30 novembre 2011

Dove si compra il mordente?

Letteralmente, dal dizionario:
mordente [In funz. di sost.] - Sinonimi: aggressivitàcarattereverve || Vedi anche: briopersonalitàspiritovitalitàvivacità.


E come fare se un bel po' di persone ormai ti chiedono dov'è finito il tuo brio? Perché chi mi conosce sa bene che io di vitalità e vivacità ne ho -avevo?- da vendere (a parte nelle ore spaparanzata sul divano, ma ormai chi se le ricorda più...).

In sostanza, l'assistente di Progettazione mi ha detto che devo cercare di caratterizzare meglio, che devo dare incisività al mio asilo, trovargli una sua essenza, e divertirmi a progettare.... il mio asilo, per il concept che ha adesso, "manca di mordente".

- mi sono presa però un paio di complimenti per il coraggio di riprendere a studiare dopo dieci anni di stop ^_^-

Abbiamo anche parlato di impianto a basilica, impianto a croce greca, ma anche di spirale, insomma tutto quello che si può ricavare da una forma pura come il quadrato. Ma il mio, aule a sud, e servizi a nord, con una grande navata vetrata al centro, a dirla tutta, faceva davvero schifo. Eppure mi sembrava un'idea geniale, una "glass box" in cui i bimbi potessero divertirsi a colorare le vetrate e a fare le scivolate nel pavimento di gomma.  A vederlo adesso mi fa venire il voltastomaco (e per fortuna la pasta al pesto della cena era buona).

(giudicate voi, ma siate clementi, vi prego)

A parte il fatto che stasera, a furia di scomporre e ricomporre mi sembra di aver tirato fuori la brutta copia di un quadro di Mondrian, più che un'ipotesi piena di brio ed incisività per il progetto di un asilo,  non è di certo la critica (giustissima) sul concept del progetto, che mi ha perplesso.

Giusto un paio di post fa vi parlavo del mio amico Luca che mi diceva che mi mancava il mordente... e che il mio CollegaMoltoGiovane a modo suo faceva la stessa osservazione... ma allora è davvero così?

Può essere che tutta l'adrenalina per questo cambio di vita piuttosto radicale mi abbia davvero fatto perdere tutta la grinta, svuotandomi di entusiasmo e brio, che da che mondo è mondo mi contraddistinguono?

Quello di cui sono sicura è che a Laboratorio stasera, avrei potuto rimettere mano al concept, ma sono rimasta "ammaliata" ad ascoltare l'Architetto Sancineto -che ad ora è la scoperta più entusiasmante dell'intero semestre... vorrei che leggesse questo blog semmai dovesse avere un calo di autostima (vorrei lo leggesse comunque, ma boh)- mentre in modo ineccepibile trovava i punti critici nel concept di ognuno e ne suggeriva nuove suggestioni per potercisi muovere senza restare incartati, in modo (lui sì, ahimé!) ironico e brillante. Credo che il vedere in uno schema di progetto un cofanetto da trucco o un bracialetto che si snoda, sia davvero frutto di intuizioni geniali, e non so nemmeno quanto queste siano volute.... quel che è certo è che abbiamo fatto una revisione che a molti (me per prima) ha lasciato una scia di gioiosità che ci permetterà di lavorare con il sorriso sulle labbra, e quindi meglio.
Per inciso, il mio sembrava una fabbrica dei bambini, qualcosa alla Metropolis.... e non vi dico altro. Almeno il cofanetto da trucco è utile.... vabbé.

Mi porto dietro parole che fanno riflettere, e spronano: giocare con le forme, riallenare la mente a progettare,  montare e smontare gli elementi, costruire uno schema per poi divertirsi a romperlo. Ricordarsi che i bimbi dentro ad un asilo ci devono giocare, e quindi non possiamo inscatolare tutto....
in altre parole, le mie, e parafrasando un po', esce che devo trovare la forza di uscire dall'etichetta che mi sono appiccicata addosso, e riappropriarmi della mia autoironia, senza paura, ROMPENDO GLI SCHEMI.

Comincerò da questo asilo, passando per me stessa... smetterla di guardarmi come una "troppo grande" o magari "inadeguata" per entrare in quello che ora è la mia vita, una nuova opportunità per diventare quello che voglio essere, senza rinnegare quello che ho fatto fino ad ora, ma recuperando la verve, e la voglia di stupirsi ancora per quanto arriverà.

Come dire, smettere di guardare un quadrato come quattro linee, e vederci le infinite possibilità che esso contiene!

sabato 26 novembre 2011

Ornamento è delitto

Bene.
Stamattina mi sono svegliata a mezzogiorno, cercando di capire se i crampi allo stomaco erano i residui del male di ieri sera, oppure era solo fame.
Ci ho pensato un attimo, e ho deciso che non me ne fregava nulla, ma non sarei rimasta in casa un minuto di più.
Doccia, un po' di trucco (bisogna pur coprire le occhiaie ad una certa età), e via in facoltà.

E' stato un piacere avere tutti i colleghi piccoli che mi chiedevano come stavo.... quasi come tornare a casa.............. casa? vogliamo parlare di casa? quale casa?

HO MESSO LE TENDE DA CHIARA, GIORGIO E GABRI.

e quindi, questo post, molto corto per la verità, è scritto dal Mac di Chiara, per cui non voglio approfittarne troppo, visto che approfitto pure del pouf-letto, ma valeva la pena postare il leit-motiv della casa....


GRAZIE COLLEGHI MOLTO PICCOLI!!!! (tanto poi mi faccio voler bene cucinando...)

mercoledì 23 novembre 2011

Caffè nero bollente, film e post senza mordente (che fa pure rima)

Voce 1: "manchi di mordente"
Voce 2: "il fan-club chiede post più lunghi e narrativi"

E come si fa, se hai un raffreddore tremendo che ti attanaglia? e pensieri in numero enorme e confusi che ti ronzano in testa che nemmeno uno sciame d'api?

Ecco, lo chiedo a voi, cari amici. Come si fa?

Sono nella mia casa romana, avvolta nel mio pigiamino col gatto nero disegnato sul davanti, sotto il piumone viola preso in saldi al Panorama, con una straziante e quanto mai biografica canzone nelle cuffie dell'iPod


ancora con l'influenza, ancora con la tosse e un bel po' di fazzolettini consumati. Per soffiarmi il naso, s'intende. (lo specifico perché poi voi pensate male).

Dovrei studiare ma il raffreddore mi fa lacrimare gli occhi e non riesco né a leggere né a disegnare....  preferisco quindi compiangermi e lamentarmi, dell'influenza, del fatto che sono sola nonostante abbia un marito, del fatto che ho ormai oltrepassato i trent'anni e che poco ho da spartire con la maggioranza delle persone con cui sto studiando, del fatto che quest'anno mi salta il capodanno a Venezia, del fatto che mi ficco sempre in situazioni improbabili (provate a confutare: che questa anacronistica vita universitaria non lo sia?), del fatto che le cose prevedibili e la vita tranquilla mi annoiano quando alla mia età dovrebbero iniziare a confortarmi, e si, anche del fatto che fa freddo e piove.
E come la canzone di cui sopra, ammazzo il tempo bevendo caffè nero bollente, aspettando la telefonata del collega che mi aggiorna sulla lezione di Urbanistica.

Però mi manca il mordente anche oggi, e anzi, mi viene la malinconia: non ho battute sarcastiche o intuizioni sagaci da sottoporvi, nemmeno perle di saggezza universitaria da condividere, solo voce rauca, naso tappato ed umore nero.
Avrei voglia di una serata vagamente alcolica fatta di confidenze di battute a doppio senso di chiacchiere da bar, e di corse notturne per strada, di cazzate al sapore di vodka alla pesca.... avrei voglia di mio padre che mi viene a prendere al chioschetto, dei suoi rimproveri perché mi sono seduta in braccio al mio fidanzatino, o delle sue punizioni per aver fatto sega a scuola andando al Centro Sociale Occupato.. avrei voglia di Libreria Toletta e dei libri venduti a peso, di Venezia e delle frittelle untissime della Madonna della Salute, di osservazioni lapalissiane, di tempi comici imparati al DAMS senza laurearsi, di scorpacciate di Nutella rubata.... avrei voglia del divanone bianco, delle serate pizza-cinema-coccole, dei riccioli di Fabri, e dei gatti che dormono sui miei piedi.
Ma avrei anche voglia di ciambelline al vino, di grappa barricata, e di passeggiate notturne ai Castelli, inerpicandosi su strade impraticabili dalle quattro ruote, di improbabili risotti allo zafferano inventati sul momento, di castagne arrosto, di passeggiate al Pincio e di Daniele Silvestri che canta in piazza del Popolo, avrei voglia di colleghi molto piccoli e di pizza con la mortazza.
Qualcuno tra voi penserà che invece mi basterebbe del sesso. O forse basterebbe solo che guarissi da questa cavolo di influenza.

Nel frattempo faccio scorpacciate di latte caldo e film in streaming.

lunedì 21 novembre 2011

Paracetamolo ed esoneri

Siamo in pieno novembre, e come tutti gli universitari sanno, questo è il periodo cruciale degli esoneri, il primo dell'anno. Dopo un mese e mezzo di lezioni viene testato il nostro livello di apprendimento, e quindi ci accingiamo a dare prova di ciò che finora abbiamo assimilato.
Ma novembre è, come tutti sanno, anche il mese dei raffreddori, delle influenze e dei primi malanni.
Vuoi che la settimana scorsa ero in Sardegna, con 24 gradi e le mezze maniche, e che qui adesso ce ne sono scarsi 8, di gradi, e che nemmeno il piumone mi salva... insomma, da stamattina ho fatto già una ventina di starnuti. Ho gli occhi che mi bruciano, fatico a respirare e la concentrazione è più che mai labile.
E domani ho l'esonero di Fisica Tecnica.
A dire il vero è una settimana piena, questa: domani Fisica Tecnica, mercoledì revisione di Urbanistica, e venerdì prima consegna di Geometria Descrittiva. Per fortuna la consegna di Progettazione 2 l'abbiamo fatta la settimana scorsa (e anche l'esonero di Geometria Descrittiva, di cui tra un paio di giorni dovrei sapere i risultati) e almeno su questo fronte abbiamo giorni tranquilli.
Speriamo di essere in forma, domani, anche se a dirla tutta mi sembra che stia peggiorando, e che da stamattina, nonostante il paracetamolo da 1000, io stia decisamente peggio.
Quello che non so è cosa succederebbe se dovessi avere la febbre e non riuscissi ad andare all'esonero (e, diciamocelo, non è che io mi senta proprio così pronta). Come va dato l'esame? E' bene che io faccia qualche telefonata ai colleghi per capire, perché ho proprio l'impressione di avere la febbre incipiente. Io odio la febbre anche quando sono a casa coccolata da marito e mamma, figuriamoci ora e qui, che sono da sola!
Per fortuna, ho, da ieri, quattro nuovi gatti neri che mi fanno compagnia! :)
(creazione in carta, matita nera, biadesivo e specchi ikea)

domenica 20 novembre 2011

Odissea Ikea

Dopo un mese e mezzo a Roma, mi sono resa conto che qui le distanze sono dilatate. Mi spiego: a Cagliari, con la macchina, arrivi da una parte all'altra in massimo mezz'ora. Qui a Roma, anche se hai la macchina tua, se vai dall'Eur alla Bufalotta ci metti minimo due ore in mezzo al traffico.
Ma che ne è se ti devi spostare con i mezzi pubblici?
La prima osservazione è che Roma, nonostante sia tra le città più grandi d'Europa, ha solo due linee della metropolitana, a differenza delle (mi sa) 15 di Parigi e di quelle innumerevoli di Londra. Significa che il resto del trasporto pubblico è affidato ai bus e ai trenini (che, guarda caso, come ieri, sono talmente incasinati che si scontrano pure tra loro -se volete leggete qua Corriere della Sera - Roma - notizie - ). E quindi, anche se in macchina per andare da un punto ad un altro ci metteresti, che ne so, venti minuti, coi mezzi ci impieghi due ore.

Ieri mattina mi è preso il trip della sistemazione della stanza. Ho iniziato alle 9, con la signora del piano di sotto (che, o è sorda, o ha una pazienza infinita), che si è sorbita una mattinata di mobili spostati trascinandoli sul pavimento. Risultato: un'altra stanza. Ora sembra più spaziosa e la mattina, come mi sveglio, vedo il panorama perché il letto guarda dritto la finestra. Ma ovviamente mi mancano un sacco di cose, e quindi decido di andare all'Ikea. Premetto che questa decisione è maturata alle tre del pomeriggio.... insomma mi preparo e vado. Prima il 772, poi la metro B fino a Termini, poi la metro A fino ad Anagnina e poi il 507...... poi mi chiama mia mamma, mi distraggo e salto la fermata. Al primo posto utile scendo e prendo il bus in direzione opposta, e finalmente scendo alla fermata giusta. Ma non vedo lo scatolone blu con la scritta gialla. Insomma, menomale che esiste il navigatore sul cellulare, sennò credo che avrei perso la pazienza e sarei tornata indietro. Una camminata di 800 metri e finalmente varco la soglia delle mondo delle meraviglie svedesi. Ore 17.50.
E' ovvio che se avessi avuto la macchina avrei preso effettivamente tutto quello che mi serviva, compreso un mobiletto per la tivvù (che ho visto e costa 17 euro), ma mi sono limitata a cose facilmente trasportabili e leggere. Uno specchio, attrezzatura per l'armadio, un altro specchietto da tavolo, un fermalibri e delle decorazioni adesive per il muro. Volevo comprare tre cornici, costavano 3 euro e mezzo, ma 50x70 erano troppo grandi per il trasporto in metro. E poi ho visto mille cose per i regali di Natale.

Speriamo di andarci con (la macchina di) qualcuno, la prossima volta.

giovedì 17 novembre 2011

Anche i duri piangono

Il giovedì è sempre la mia giornata nefasta della settimana. Vuoi perché è l'unico giorno senza lezioni, che quindi si traduce di solito in un giorno in solitaria, vuoi perché devo studiare da sola e mi rendo conto che il cervello non è allenato, ma il giovedì mi prende sempre la malinconia.
Oggi poi, mentre preparo la consegna per Progettazione 2, e studio per il primo esonero di Geometria Descrittiva (tutto domani), e mentre combatto col mal di schiena e i piedi freddi, mi sento veramente KO.
Complici anche i termosifoni rotti, e, se volete, anche lo sciopero dei mezzi pubblici.
La settimana scorsa ero a casa, in Sardegna, dove c'erano 24 gradi, e dove il letto era "riscaldato dall'interno" dal maritino, che questa volta non ha protestato per i miei piedi freddi messi a scaldare sulle sue sue gambe. Diciamo che il rientro è stato traumatico, ma per fortuna lo stuart di Ryanair (la frase "la luce è quella lì dove c'è la lampadina" resterà agli annali) e un amico con  il quale ho viaggiato, hanno alleviato il dispiacere del distacco da casa.
Però l'Università mi piace, mi piacciono anche i colleghi, con i quali mi sembra di giocare alla "sorella maggiore". Mi piace quello che sto studiando, e non mi pesa per niente.
Geometria Descrittiva è forse un po' macchinosa per me, ma mi rendo conto che sia utile, ho perfino iniziato a schizzare sui fogli improbabili assonometrie di edifici inventati, e, stupendomi, mi vengono bene e non tutti sproporzionati come prima.
E l'esame di Progettazione 2, beh, è finora quello che mi entusiasma di più. Mi piace l'idea dell'asilo, ho già un sacco di idee su come farlo, e non vedo l'ora di mettere tutto nero su bianco.
Vogliamo parlare di Urbanistica? il prof è un vero spasso, divertente, arguto, accattivante, sa come far piacere una materia che è (fondamentalmente) un dedalo di leggi e normative. Menomale.

Ma oggi (perché è mia ferma intenzione cazzeggiare anziché studiare) vi voglio raccontare dei miei colleghi, o almeno di un paio di loro. Ragazzi che hanno voglia di imparare. Questa è stata la mia impressione. Sono persone solari, anche se loro si definiscono "matti": io credo che non abbiano ben capito chi è la vera matta, perché a dire il vero io li vedo "regolarissimi" mentre quella fusa di cervello mi sembro io. Martedì sera mi hanno invitato a cena da loro. Come capita spesso, mi sono messa ai fornelli (Turgatto, come vedi non hai l'esclusiva ^_^ ) e questo ha fatto in modo di creare una sorta di "complicità" con i padroni di casa, e gli altri ragazzi presenti. La serata è volata, serena e liscia come l'olio, e in un batter di ciglia era mezzanotte. Mi hanno praticamente impedito di mettermi sui mezzi pubblici per tornare a casa e mi hanno preparato un letto improvvisato: ho dormito lì.
Mi sono sentita bene, e l'impressione netta di essere "fuori quota" è quasi svanita. La loro ospitalità, la loro gentilezza è stata disarmante. Sinceramente non ci sono abituata. Ma questa è una piacevole sorpresa.

Ieri a lezione uno di loro mi ha detto "mi casa es tu casa, vieni quando vuoi". Beh, ragazzi, sinceramente, di quel ORNAMENTO E' DELITTO appeso al soffitto, non se ne può più fare a meno. E poi devo decorare quell'orrido lampadario e trasformarlo in un oggetto di design.

PS
Martedì avremmo dovuto fare una foto per inserirla in questo post, ma il chianti, e il liquore al pistacchio, assieme alla castagne arrosto, ce lo hanno impedito.

venerdì 28 ottobre 2011

La prima volta

La prima volta, in tutte le cose, è quella che terrorizza. Il primo giorno di scuola, il primo bacio, il primo sesso, il primo giorno in una casa nuova da soli, la prima volta che tradisci, o che dici una bugia, la prima volta che fai un'assenza ingiustificata.... tutto sembra diverso, dopo.
Il prima e il dopo sono separati da una scarica di adrenalina che per quante volte rifarai quella cosa non la sentirai mai uguale.

Questa scarica d'adrenalina avrebbe dovuto svegliarmi, stamattina. Ed invece, ho dato retta alla "prima volta" e per la prima volta ho saltato una lezione. La sveglia ha suonato almeno 10 volte prima di arrendersi,  ed io, inesorabile, anziché alzarmi, ho messo le mani sotto al cuscino, mi sono rannicchiata e ho ripreso sonno. Il fatto è che proprio non ci sono riuscita ad alzarmi alle 6.30, c'era freddo e un cielo carico di nuvoloni.... poi ieri è stata una giornata un po' così, di quelle un po' depresse (non si era capito dal post?) e quindi oggi proprio non mi andava di vedere nessuno, tantomeno il professore di Geometria Descrittiva, che è più soporifero del valium.
Ma alle 8.30 mi sono risvegliata di botto, con in testa un sogno angosciante sui treni persi, ho deciso che questa volta, l'adrenalina doveva essere incanalata nel verso giusto, e quindi mi sono alzata, preparata e sono andata a lezione. Sono arrivata con una sola ora di ritardo, e non mi sono persa il racconto di come si esegue il ribaltamento sul piano orizzontale della retta di massimo pendio, e su come si trova la vera misura di una falda partendo dalle proiezioni ortogonali. Non è che fosse di chissà che interesse (tutto questo lo fa Autocad in automatico) ma almeno il mio senso di colpa è stato messo a tacere.

Si, perché se prima di ogni prima volta ci sono l'eccitazione e l'adrenalina, dopo, se quello che fai non è in sintonia col tuo pensiero,  ci sono i sensi di colpa, e la ricerca delle giustificazioni plausibili.
Che per questa volta non devo inventare.

Allora, lo vogliamo aggiornare 'sto blog!?!

Okay, sono latitante da un po', ma vi confesso che ho perso l'ispirazione della scrittrice. Cioè, diciamo che non so in quale cassetto l'ho infilata e non riesco a trovarla. Un po' come quando perdi la maglietta preferita, proprio la sera che vorresti indossarla per uscire.

In facoltà va tutto benone, mi sono messa in pari con le esercitazioni di Geometria Descrittiva, quelle di Urbanistica. Per Progettazione dobbiamo ancora studiare degli asili, e almeno mi son fatta le copie necessarie dei progetti per poterci lavorare sopra. Tra l'altro per Progettazione ho preparato un lavoro in powerpoint sul sopralluogo che abbiamo fatto la settimana scorsa, ma alla fine il prof ha deciso di non farmelo presentare in aula. Menomale!

Ah, altra notizia è che, come prevedibile, ho smesso di fare la secchiona snob. Non ci sono tagliata, io, per fare l'asociale, anche se mi sento in imbarazzo esagerato con questi colleghi che hanno, scarsi, i due terzi dei miei anni. Mi piace questo clima universitario, mi piace stare in mezzo a loro, ma forse, protetta dall'aura di "secchionite snob" mi sentivo più a mio agio. Ora è come se mi fossi scoperta ad un gruppo di ragazzi che hanno i miei stessi sogni, ma molto più tempo per realizzarli.
Ci sono sempre quelli che in aula cazzeggiano, quelli che continuano a parlare di locali ed happyhour, ma ci sono, e sono parecchi, quelli che studiano, che si appassionano, e che generosamente ti coinvolgono nei loro pensieri.

E quindi poi capita che te li vai a cercare su Facebook, o che ti cerchino loro, e che ti chiedano come mai hai fatto questa scelta, estrema se vogliamo, di lasciare la famiglia a casa, gli affetti, di buttare tutta la vita per una laurea che forse, se va bene, ti renderà disoccupato, e se va male invece ti renderà disoccupato, disperato e sul lastrico; che ti chiedano un sacco di cose, che ti dicano un sacco di cose, e, all'improvviso, capisci che infondo davvero sei più grande.

mercoledì 19 ottobre 2011

HO LA MATRICOLAAAAA!!!!!!!!!!

"GENTILE MATRICOLA 452760, TI INFORMIAMO CHE IN DATA 19/10/2011 TI È STATO ASSEGNATO UN PIANO CARRIERA DI TIPO Statutario."


Non so ancora bene che cosa voglia dire. Da perfetta "smanettona" (come dice il prof di Progettazione) aggiorno prima il blog e poi vado ad informarmi. Spero che i crediti riconosciuti siano quelli comunicati in via ufficiosa. 


Qui tutto procede benone, le lezioni sono quasi tutte interessanti, e i docenti non sembrano nemmeno poi così male. 
Dico quasi perché il prof di Geometria Descrittiva, l'altro giorno, ci ha messo 4 ore (dico QUATTRO!) a spiegare la proiezione ortogonale di un punto e di una retta. Lo stesso concetto l'ho spiegato due settimane fa a mia nipote che fa la prima media, tempo inpiegato: mezz'ora scarsa. E ovviamente, visto che pare che questo tipo sia un genio della geometria descrittiva, l'aula era piena come un uovo e ho dovuto seguire la lezione seduta per terra, col culo appoggiato al gelido pavimento in cemento autolivellante... almeno ci fosse stato il riscaldamento a terra acceso... niente. 
A metà lezione mi sono messa a chiacchierare col collega a fianco, anch'egli col culo congelato, di congelamento e altre cazzate poco pertinenti. Un po' mi sono sentita in colpa... ma poi ho riflettuto sul fatto che le proiezioni ortogonali infondo le so, e che il mio culo gelido era più interessante.


Ieri è stata la volta dell'interessante lezione sulle normative che regolano l'edilizia scolastica per l'infanzia, tenuta dall'Arch. Sancineto, che è l'assistente del prof di Progettazione. So che avete avuto l'impressione che la parola "interessante" a fianco alla parola "normative" sia stridente, e perciò avete pensato che l'uso sia sarcastico. Non è così. Fidatevi. L'Arch. Sancineto è davvero bravo, e riesce a far sembrare interessante pure una materia noiosissima. Sarà perché è anche giornalista, e sa parlare bene. Questa cosa del saper parlare bene, senza lasciare che l'attenzione cada, è una dote fondamentale quando hai a che fare con studentelli poco più che ventenni il cui principale interesse sono i festini nei locali del Lungotevere; o con le studentesse un po' più che trentenni che hanno voglia di sentire qualcosa di interessante e nuovo sull'architettura, e che hanno una fretta incredibile di laurearsi.
E poi sembra uno dritto, il suo sito web dice che a soli 25 anni ha vinto un concorso-workshop internazionale a Parigi. (varie escalmazioni da suore orsoline random!!!)


Oggi pomeriggio è la volta del corso di Urbanistica, quello del prof che assomiglia al mio capomastro impedito. Il prof non è impedito per niente, e anche lui ha la stessa dote dell'assistente di progettazione (ma qualche anno in più). Devo andare a stampare la carta formato A3 di una zona di Cagliari per l'esercitazione, quindi penso che ora pranzerò (ad orario ospedaliero) e mi muoverò da casa. 


Vi aggiornerò sulla questione piano di studi statutario... boh.